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| Editoriale |
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Il post molteplice
Paola Francesconi

Prendere la Presidenza di questa Scuola comporta innanzitutto mettere il proprio impegno al servizio di una politica che sia più condivisa possibile e in cui l’insieme possa riconoscersi. Nella nostra comunità l’incoraggiamento all’espressività dei singoli ha attraversato diverse fasi, dal desiderio più o meno timido di un molteplice in cerca di un’enunciazione cui ispirare i propri enunciati, allo snodo che questa espressività sta prendendo dopo il grande evento, risultato della Presidenza e del Consiglio precedente, cui vanno tutti i nostri ringraziamenti, di una sede, di un luogo in cui prende corpo un’idea di Scuola non più affidata all’immaginario di ciascuno. E’ la riformulazione della dialettica tutto/parte, nazionale/locale che muove dalla scommessa di un centro non centripeto, ma eco di particolarità che trovano lì il luogo in cui far risuonare l’altrove da cui provengono e che nella temporalità di un incontro possa produrre un transfert di scuola. La scoperta del non tutto anche nell’elenco delle molteplicità possibili è la migliore garanzia contro lo schiacciamento di un’istituzione attorno all’insegna che la rappresenta. Non siamo una galassia, abbiamo l’insegna ma non vi costruiamo sopra né una chiesa né un esercito, ma un intreccio di rapporti, di voci che si autorizzano a parlare a partire da quanto del proprio godimento può passare al regime del legame sociale. Costruire tramite una tessitura, più che tramite il riempimento. Rafforzati ormai dall’esperienza di poter essere molteplici dobbiamo ripensarci attorno a una progettualità avviatasi con il congresso ECF 2009 a Parigi, rilanciata dal congresso AMP e, per noi, nel modo in cui le giornate di Torino con il Forum e il nostro Convegno hanno indicato la strada. La sede può diventare così la metafora di un luogo di elaborazione di temi che oggi costituiscono una nuova scuola Una: l’analista analizzante, la formazione, la motivazione alla psicoanalisi dei giovani che accettano di cimentarsi con il modo di pensarsi, oggi, psicoanalisti, per tenere aperto il varco dell’inconscio che la nostra società tende a richiudere nel discorso del padrone, rispetto a cui, oggi, l’inconscio ha raggiunto, e vuole raggiungere, il punto di divaricazione massima.Questa nostra sede, luogo di discorso, ha già sul proprio tavolo iniziative che apriranno l’insieme scuola italiana alla Federazione delle Scuole Europee, cosa di cui parleremo a Ginevra il 26 e 27 giugno prossimi, in occasione del Convegno NLS, per costruire una forma di collaborazione con la FEP che connetta i membri SLP con coloro che non lo sono ancora, ma dei quali la FEP raccolga il “voler essere”, lo statuto etico del loro desiderio inconscio che nella Scuola potrà trovare interpretazione e messa in atto. Se l’apertura dell’inconscio implica sempre una perdita, come dice Lacan nel seminario XI, il circuito FEP - Scuola potrà funzionare da nassa, da rete di supporto e di rilancio di quanto, in sé, la Scuola avrebbe più difficoltà a mobilizzare al proprio interno anche se le iniziative della Scuola si apriranno sempre più ai nuovi venuti e ai loro contributi. In questo senso si può dire che, in questa prospettiva, la FEP si fa il luogo di ripresa del molteplice sorto in seno alla Scuola. Spetta invece alla Scuola occuparsi ora, in questa fase post molteplice, della sua valenza “una”. Il seminario AMP svoltosi quest’anno a Milano, con la direzione di Eric Laurent, ha avuto come conseguenza di riposizionare al centro della vita analitica della nostra istituzione la formazione e la necessità del suo rigore come condizione per un’azione analitica che renda ragione del rapporto di ciascuno con il proprio inconscio. Il seminario continuerà dunque in collaborazione con la FEP e sarà uno dei modi in cui questa collaborazione troverà espressione. Insieme con il Consiglio cercheremo ancora di concorrere alla costruzione di un modo di essere della Scuola in quanto una, ritrovarne le coordinate attraverso la promozione di iniziative che consolidino un transfert di lavoro. La nomina di AE italiani consentirà inoltre di proseguire l’organizzazione degli insegnamenti degli AE in questa nuova sede, al fine anche di trovare la maniera di poter iniziare a pensare un possibile futuro Cartello italiano della passe, di cui la scommessa è di poterci dimostrare all’altezza. Al nostro primo Forum di Torino è indispensabile che ne seguano altri, su temi che sollecitino un dire orientato dall’esperienza psicoanalitica e dal diritto all’inconscio che essa presentifica per ogni essere parlante. Sarà questo il nuovo strumento da cui attendiamo un’efficacia della psicoanalisi nella civiltà contemporanea. Occorre aprire un circuito nuovo, con un orizzonte più in presa diretta con le questioni che la psicoanalisi è ormai in grado di decifrare, interpretare, disturbando la politica dello scientismo devastatore e l’omeostasi degli aggiustamenti comportamentalisti.Giornate di lavoro nazionali, in aggiunta al nostro convegno annuale, ci consentiranno di verificare il punto della nostra elaborazione e ricerca su temi psicoanalitici che maggiormente hanno un feed back nella pratica dello psicoanalista e nella solitudine del suo atto. Forse occorrerà ripensare in senso femminile il rapporto di ciascuno con la propria solitudine, come divisione tra sé e un’alterità interna che spinge al dire che faccia legame. La scommessa di un’uscita dalla solitudine, alla base del legame associativo tra analisti, comporta che la solitudine di ciascuno possa interagire con quella degli altri, senza entrarvi in contrapposizione, come dice Jacques-Alain Miller. Questo è anche il nostro modo di rispondere a un disagio della civiltà divenuto ormai disagio della politica, del modo di essere con l’altro.Con il Consiglio promuoveremo una politica il più attiva possibile per mantenere la Scuola viva e all’altezza dei compiti che la psicoanalisi deve affrontare nelle sfide che la attendono e, in questo, accogliendo le proposte di lavoro e il desiderio deciso dei suoi membri e dei suoi partecipanti.
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