Editoriale

4 + 1
Lacan inventa il cartello quando è ‘costretto’ a fondare la sua Scuola come il luogo per la trasmissione della psicoanalisi freudiana, che tenesse conto degli effetti, tra cui appunto quello della sua ‘scomunica’, prodotti dalla scelta freudiana di affidarla ad una istituzione fatta da persone, che hanno, in misura così smodata, la passione per le identificazioni immaginarie. Per evitare un legame così precario, come è quello dell’identificazione ad un’insegna, Lacan si fidò “più del funzionamento che delle persone”, l’identificazione simbolica gli pareva maggiormente affidabile. Il piccolo gruppo, quello appunto fatto da 4 persone più una posta nella posizione che non invitasse gli altri ad identificarvisi, fu il funzionamento di base da lui scelto. La Scuola dei cartelli come il luogo, topologico più che geometrico, cui affidare la trasmissione del sapere pragmatico dello psicoanalista. In questo luogo “tutto ruoterà attorno allo scritto” e quindi alla forma più logica dell’elaborazione di sapere. In questa rubrica verranno riportate le notizie sui Cartelli della SLP, cioè la loro dichiarazione, i momenti di ‘messa a cielo aperto’ del loro lavoro negli incontri intercartello, gli scritti in work, gli annunci di chi vuole trovare qualcuno con cui fare un cartello. Se l’analista è (verbo essere) una funzione, quella di fare sintomo in una società sempre più tesa a forcludere il soggetto, il cartello ne costituisce lo strumento, utensile e arma, che lavora a separare il sapere dal potere. Nel percorso della formazione dell’analista il cartello si inserisce sull’esperienza soggettiva del ‘disessere’ (divisione soggettiva) per sostenere il desiderio del soggetto nel trovare una nuova identificazione con una versione del sintomo che non la faccia da padrone.(Carlo Viganò)
|