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| Attualità Clinica |
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Una clinica del soggetto
 La psicoanalisi è una pratica specifica di lettura e d’intervento sulla sofferenza umana. Essa basa l’efficacia della propria azione terapeutica su una speciale modalità di ascolto del discorso della persona sofferente, e su un peculiare modo di operare con la parola all’interno della relazione terapeutica. ‘Clinica’ significa qui il variegato campo in cui il disagio si manifesta ogni volta in una forma singolare, propria alla persona che ne è portatrice, imponendosi a lei stessa al di là del suo volere, nella relazione con lo psicoanalista. La clinica psicoanalitica aggiorna continuamente il campo della psicopatologia, andando al di là dell’idea di una diagnosi e di una cura standard. Il nucleo singolare di un caso clinico coincide, per la psicoanalisi, con la matrice inconscia del soggetto. In essa va rintracciato il motore della sofferenza intima a cui egli non riesce a dire “no!”, e gli elementi che possono aprire la strada ad una sua trasformazione capace di renderlo responsabile della propria soddisfazione.
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Intervento di Eric Laurent al Convengo SLP - Napoli 16.17. maggio 2009

Non trarrò conclusioni, ma cercherò di proseguire con voi i lavori di queste Giornate. Come voi ho apprezzato l’organizzazione logica delle plenarie in tre momenti: prima le tesi di Lacan sull’impossibilità del rapporto sessuale e le conseguenze sulla sessualità; poi l’esame dei miti moderni che vengono a velare l’impossibile; infine il posto dato ai nuovi mezzi tecnici per supplire, prolungare i poteri del consumatore, per avere accesso a tutto il sapere possibile e a tutto il sapere possibile sul sesso, nel modi di cui ha reso conto l’ultima mattinata. Forse l’ultima mattinata avrebbe potuto essere divisa in due sequenze, questo avrebbe alleggerito la compattezza dei cinque casi esposti insieme. Forse si sarebbe potuto fare il dibattito. Questa impostazione logica ci permette tuttavia di constatare – trentacinque anni dopo l’intervista di Lacan a Panorama su cosa pensasse delle conseguenze della permissività – che quanto Lacan sosteneva si è poi verificato. La pubblicità della pornografia, la tolleranza verso le differenti pratiche non cessa di non svelare il mistero. Per quanto grande sia la tolleranza, rimangono comunque degli enigmi, degli strani divieti: nella prima mattinata, un testo mostrava che la pedofilia resta incomprensibile; che in Occidente il sesso con i minori è condannato se non punito con il carcere, mentre in Oriente è tollerato se non addirittura prescritto. Nello Yemen ci si deve sposare con donne di nove anni per imitare il profeta, la cui moglie Aiscia aveva nove anni. È un divieto che non cessa di rinascere. Strano! Pare che in Italia si rimproveri...(prosegui la lettura in pdf)
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L'adolescente e le crisi, tra distacco e disinserimento
Giovanna Di Giovanni

L’adolescenza è detta nel linguaggio sociale corrente e anche in quello psicologico un tempo di crisi. Ma di quale crisi si tratta? L’etimologia ci indica la crisi come separazione, distacco, giudizio. Un tempo quindi in cui si richiede un giudizio, una separazione anzitutto dalla propria visione precedente, prima ancora che dagli altri, dai genitori, per uno sguardo nuovo sull’esistenza. L’adolescenza non è l’unico periodo di crisi nella vita, ma certo è il primo a marcare la presa di responsabilità diretta nella propria esistenza, non più mediata dai genitori, dagli adulti. E’ questo, più di un ogni altra cosa, il punto focale del tempo adolescente, la responsabilità non più rimandabile ad altri.“Se c’è qualcosa che separa il bambino dall’adulto, non è sicuramente l’età , né lo sviluppo in sé, ma è la responsabilità del godimento”1). E’sotto la spinta di questa responsabilità, improrogabile ma per la quale il ragazzo non è ancora pronto, che avvengono, nella latitanza degli adulti intorno, le fughe in avanti, talora viste come “maturità” precoce o invece subito manifeste come pericolose...(prosegui la lettura in pdf)
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L'adolescente e le crisi, tra distacco e disinserimento
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L'iniziazione in adolescenza: tra mito e strutttura
Domenico Cosenza

Adolescenza, tempo di crisi? Ai giorni nostri l’idea dell’adolescenza come tempo di crisi strutturante nell’esperienza del soggetto, è in questione. Da più parti ne viene messa in discussione proprio la dimensione di taglio, di discontinuità rispetto all’esperienza dell’infanzia, così come la portata emancipativo-separativa del giovane rispetto alla forma del legame costruito con i propri genitori. In particolare è l’adolescenza contemporanea a rendere problematica, secondo diversi autori di area sociologica e psicologica, la nozione stessa di crisi adolescenziale, ed a mostrare nei modi di vita degli adolescenti di oggi un “analfabetismo introspettivo”,“un edonismo moderato”, un conformismo ed un pacifismo che fa a pugni con l’immagine codificata della ribellione e della contestazione giovanile della tradizione. In questa prospettiva, la lettura psicoanalitica del passaggio in adolescenza tende ad essere ricondotta ad una variante contemporanea della rappresentazione romantica del processo di formazione del giovane, riconducibile ad un mito: l’adolescenza come Sturm und Drang, tempesta e assalto,...(prosegui la lettura in pdf)
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L'iniziazione in adolescenza:tra mito e struttura
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