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| Attualità Arte e cinema |
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Il felice incontro con l’arte
 Nella rubrica su arte e cinema psicoanalisti, ma anche cultori e appassionati, propongono analisi di singoli film o di poetiche di alcuni registi. I lavori presenti in questa sezione sono accomunati da un orientamento di ricerca e curiosità volto a cogliere, nella contaminazione tra produzione artistica e pensiero psicoanalitico, l’emergere di momenti problematici, di zone di riflessione, piuttosto che a considerare le singole opere quali campi per consolidare costrutti teorici acquisiti. La psicoanalisi conduce il soggetto a interrogarsi sul proprio desiderio e lo spinge ad agire orientato da esso. Lo psicoanalista allora, quando veste gli abiti di critico, cerca nei film i punti ambigui, i momenti di tensione refrattari a interpretazioni univoche. Si tratta infatti di costruire quella sorta di felice incontro in cui l’opera artistica chiama, turba e sollecita l’analisi in modo del tutto particolare.
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Arte, avanguardia e psicoanalisi
Marie-Hélène Brousse

La prospettiva classica della psicoanalisi in rapporto all’arte è che la psicoanalisi interpreta l’arte. Ne “Il delirio e i sogni nella Gradiva di Wilhelm Jensen”, Freud per esempio utilizza il romanzo per dimostrare alcune parti della teoria psicoanalitica. Già Freud però aveva idea che l’artista precede la psicoanalisi aprendo la via dei processi inconsci. Lacan radicalizza questa posizione, sostenendo che l’arte apre la via alla teoria psicoanalitica e si organizza propriamente come discorso.L’arte come installazione, che mette un oggetto accanto all’altro, permette poi di vedere come siamo usciti da un processo di metaforizzazione, mostrando l’inconscio contemporaneo come fenomeno di vicinanza.
Arte e psicoanalisi
Nel mio discorso svilupperò tre punti: la relazione tra arte e psicoanalisi, l’arte come discorso nel senso lacaniano del termine e una conclusione che si basa su questi due argomenti centrali. Innanzitutto la questione arte e psicoanalisi. Sin dall’inizio queste due sfere sono state intrecciate da Freud, a volte in rapporto l’una con l’altra, altre in contraddizione tra loro. Cercherò di semplificare il problema dicendo che storicamente parlando ci sono due possibili posizioni.La prima e la più comune dice che la psicoanalisi applica se stessa all’arte, interpreta cioè l’arte e gli artisti. La seconda, che contraddice la prima, afferma che l’arte interpreta la psicoanalisi. Queste due posizioni derivano dal modo in cui Freud ha scritto del rapporto tra arte e psicoanalisi. Un esempio è il saggio in cui Freud parla dei sogni di Norbert Hanold, il protagonista del romanzo Gradiva di Jensen. Un elemento chiave della storia è la connessione inconscia tra Gradiva e l’amica d’infanzia di Hanold, Zoe Bertgang...(prosegui la lettura in pdf)
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L'oggetto a-rtistico e i quattro discorsi
Patrizio Peterlini

L’interpretazione dell’opera d’arte come oggetto (a) implica una sua possibile lavorazione con la teoria dei quattro discorsi. La cosa da stabilire è a quale discorso l’opera d’arte è riconducibile e se può assumere differenti valenze in diversi discorsi. Il discorso del padrone, dove l’oggetto (a) è nella posizione riservata alla produzione, è il riferimento più diretto e lineare per una lettura dell’arte intesa come sublimazione. Nel corso del Novecento gli oggetti d’arte si sono tuttavia resi sempre meno leggibili e riconducibili al concetto di sublimazione. L’utilizzo della teoria dei discorsi per la lettura di tre templi, esempi tratti dall’arte contemporanea, permette di svilupparne le conseguenze e le implicazioni. Collocare l’oggetto opera d’arte nello schema quadripode, individuando se ricopre il luogo della produzione o il luogo del sapere o altro, permette di evidenziare quale sia la sua utilità sociale, vale a dire cosa l’opera d’arte pacifica.
L’opera d’arte come oggetto (a)
Jacques-Alain Miller in un breve testo, resoconto di un suo intervento alla prima serata del seminario della biblioteca dedicato al libro di Joyce con Lacan “Les psychoses et le sinthome”, fornisce alcune indicazioni su come considerare l’opera d’arte, affermando chiaramente: “L’arte deve essere messa, nella psicoanalisi, nel registro della produzione, cioé prima di tutto – ed è nella letteratura che è più problematico – a titolo di oggetto”.È un’indicazione che implica chiaramente la teoria lacaniana dei quattro discorsi, articolata nel Seminario XVII. Il riferimento alla produzione indica esplicitamente uno dei quattro posti costituenti lo schema quadripode che sta alla base di tale teoria...(prosegui la lettura in pdf).
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La cosa più inquietante di Psyco
Robero Cavasola

Lacan non fa un vero e proprio commento di Psycho, ma si serve del film per parlare della posizione dell’analista nella cura all’inizio del suo Seminario sul Transfert; fa una critica della two-bodies psychology secondo la quale il corpo dello psicoanalista ha un valore speciale nella cura. Lacan rigetta questa posizione teorica sul transfert e in modo un pò ironico e scherzoso contrappone due film: Psycho e Improvvisamente l’estate scorsa. Mentre in quest’ultimo film lo psichiatra a cui era stato chiesto di praticare la lobotomia alla bella paziente, finisce col baciarla, su Psycho Lacan dice che “il solutore di enigmi (…) ha tutti i segni dell’intoccabile. Anche in Psycho c’è uno psichiatra, nella penultima scena del film, che viene chiamato a spiegare quello che è successo a Norman,; è a lui che Lacan fa riferimento? Non penso; è l’attore Edward G. Robinson, un attore che troviamo anche accanto a Bogart in Key West di John Houston. Non è a lui che Lacan fa rifermento, bensì alla voce della madre nell’ultima scena, che rimanda anche alla mummia della madre, la mummy, che in Inglese è a doppio senso...(prosegui la lettura in pdf)
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