Uno sguardo sull’attualità L’empirismo è oggi invocato con le peggiori intenzioni, o, se vogliamo, con le migliori intenzioni nel peggiore dei mondi possibili. La cosa non è cominciata oggi. Quando Jung si trovava a difendere il suo lavoro dalle comprensibili accuse di esoterismo, gnosticismo, cattiva metafisica, ecc., si risolveva a rispondere che in fondo quello di cui parlava, archetipi, inconscio collettivo, unus mundus, erano solo i risultati della sua ricerca empirica, che lui badava solo ai fatti, ai fatti psicologici. In tutt’altro ambito un altro grande ex-allievo di Freud, Wilhelm Reich, sosterrà contro ogni evidenza l’empirismo delle sue teorie, l’osservabilità dell’orgone.
Accade che i più tenaci avversari della psicoanalisi, sono nati al suo interno, come in passato Jung e Reich: mi riferisco alle terapie cognitivo-comportamentali, alle neuroscienze e al cosiddetto approccio empirico alla psicoterapia. È giunto il momento, osserva con ironia Jacques-Alain Miller nel suo corso L’orientamento lacaniano del 2007-2008, che gli psicoanalisti lacaniani lascino cadere una certa presunzione e leggano una letteratura che è si è alimentata anche della loro inerzia.
Messa da parte una certa supponenza lacaniana, oggi è più che mai necessario confrontarsi con approcci terapeutici praticati spesso da operatori molto seri, messi di fronte a problemi altrettanto seri, e che avendo a disposizione una teoria che noi riteniamo debole, devono poter applicare delle tecniche efficaci. Gli psicoanalisti devono allora saper spiegare ciò che accade nell’ambito del loro terreno di competenza e saper offrire risposte migliori, più sostenibili sul piano etico e possibilmente più efficaci....(prosegui la lettura in pdf)