Attualità Scienza
La ricerca delle certezze

Lacan ha sottolineato che la psicoanalisi, opera di Freud, era figlia dello scientismo di fine ottocento. Come è potuto accadere che un neurologo, esperto di fisiologia e di anatomia, abbia inventato un sapere nuovo rinunciando al progetto di naturalizzazione di stampo fisico e biologico a cui si era formato? Lacan risponde nelle prime pagine del suo seminario I: l’esigenza di tener conto del dominio umano per eccellenza, quello del senso, non era soddisfatta dal modello idrodinamico del sistema nervoso. Dal fallimento del Progetto di una psicologia scientifica di Freud nasce l’idea di un’Altra scena, di una dimensione diversa dove collocare l’anima. Il monismo biofisico viene così sostituito da un dualismo metodologico di stampo cartesiano.
Lacan darà una collocazione rigorosa al dualismo di Freud: i concetti della psicoanalisi per essere esplicitati devono essere colti nell’ambito del linguaggio, il terreno nel quale l’uomo si forma. Quando Lacan scrive che l’Altro è preliminare al soggetto vuole semplicemente dire che l’essere umano ha bisogno, per esistere, di una comunità pronta ad accoglierlo e che questa esigenza impronta la cura analitica. È una tesi scientifica che è diventata senso comune nella psicoterapia, anche di stampo cognitivista. Relazione, comunicazione, intersoggettività, attaccamento, sono modi diversi di affrontare lo stesso problema: il soggetto si costituisce in relazione a un Altro.



Usi delle neuroscienze per la psicoanalisi
Eric Laurent

Queste Conclusioni annunciate nel programma saranno piuttosto un avvio che va nella stessa direzione del mio libro Lost in cognition (Quodlibet, 2006). [1] 
Parlerò dell’inserimento della psicoanalisi nel XXI secolo all’interno di un discorso che a sua volta si inserisce in modo speciale nel discorso sociale, in particolare in quella nuova configurazione della biologia che si chiama neuroscienze. Tre settimane fa ho avuto la possibilità di mettere alla prova questo inserimento nel College de France su invito di due colleghi Pierre Magistretti e François Ansermet. Pierre Magistretti come professore invitato ha concluso il corso de neuroscienze con un convegno sulle relazioni tra neuroscienze e psicoanalisi, invitando sia scienziati che psicoanalisti...(prosegui la lettura in pdf) 


[1] Questo intervento di Eric Laurent al Convegno della Scuola lacaniana di Psicoanalisi del 14-15 giugno 2008 riprende la sua comunicazione fatta durante il Convegno organizzato il 27 maggio 2008 al Collège de France da Pierre Magistretti, dal titolo Neuroscienze e psicoanalisi, un incontro attorno all’emergenza della singolarità.
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Usi delle neuroscienze per la psicoanalisi
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Introduzione al problema del simbolismo in psicoanalisi
Sergio Sabbatini

Uno sguardo sull’attualità

L’empirismo è oggi invocato con le peggiori intenzioni, o, se vogliamo, con le migliori intenzioni nel peggiore dei mondi possibili. La cosa non è cominciata oggi. Quando Jung si trovava a difendere il suo lavoro dalle comprensibili accuse di esoterismo, gnosticismo, cattiva metafisica, ecc., si risolveva a rispondere che in fondo quello di cui parlava, archetipi, inconscio collettivo, unus mundus, erano solo i risultati della sua ricerca empirica, che lui badava solo ai fatti, ai fatti psicologici. In tutt’altro ambito un altro grande ex-allievo di Freud, Wilhelm Reich, sosterrà contro ogni evidenza l’empirismo delle sue teorie, l’osservabilità dell’orgone. 

Accade che i più tenaci avversari della psicoanalisi, sono nati al suo interno, come in passato Jung e Reich: mi riferisco alle terapie cognitivo-comportamentali, alle neuroscienze e al cosiddetto approccio empirico alla psicoterapia. È giunto il momento, osserva con ironia Jacques-Alain Miller nel suo corso L’orientamento lacaniano del 2007-2008, che gli psicoanalisti lacaniani lascino cadere una certa presunzione e leggano una letteratura che è si è alimentata anche della loro inerzia.

Messa da parte una certa supponenza lacaniana, oggi è più che mai necessario confrontarsi con approcci terapeutici praticati spesso da operatori molto seri, messi di fronte a problemi altrettanto seri, e che avendo a disposizione una teoria che noi riteniamo debole, devono poter applicare delle tecniche efficaci. Gli psicoanalisti devono allora saper spiegare ciò che accade nell’ambito del loro terreno di competenza e saper offrire risposte migliori, più sostenibili sul piano etico e possibilmente più efficaci....(prosegui la lettura in pdf) 


 




Introduzione al problema del simbolismo in psicoanalisi
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Il glamour della psicoanalisi
Marco Focchi

L’efficacia è un tema che sempre assilla la classe manageriale. Un filosofo raffinato come François Jullien, autore di un complesso Trattato sull’efficacia, dove mette a confronto sull’argomento tutta la cultura cinese e quella occidentale, è stato subito precettato per uno stage rivolto a manager aziendali evidentemente impegnati in qualche tipo di transazioni commerciali con l’Oriente.
La visione utilitarista, propria della cultura d’impresa, mira a massimizzare i benefici delle nostre azioni, che devono quindi andare a segno con il minimo di perdite. No a giri tortuosi, no a indugi, no al lezioso gioco con il tempo in cui Bataille promuoveva l’inutilità del godimento in un’economia incentrata sull’eccesso e sullo spreco. La prospettiva dell’efficacia, pensata in termini utilitaristi, viene applicata oggi, senza troppo selezionare, praticamente a tutto, quindi anche al campo delle psicoterapie...(prosegui la lettura in pdf)



Il glamour della psicoanalisi
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